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Gay & Bisex

DOTTOR JEKYLL O MR. HYDE?


di RedTales
13.07.2025    |    4.218    |    4 9.6
"Lo ritrovai come lo avevo visto sul fiume solo che questa volta esibiva una bella erezione..."
Mercoledì 11 giugno mi ero regalato una mezza giornata tutta per me e avevo deciso di passarla in riva al fiume per prendere il sole in modo integrale. Era il primo giorno di pausa dopo un mese tirato e talmente zeppo di impegni da dover perfino mettere da parte il buon sesso. Quel giorno non cercavo altro che un po’ di relax e, nonostante il posto dove ero andato sia ben conosciuto da queste parti come luogo di incontri gay, mi ero volutamente messo in una zona completamente esposta. Lontana dai boschetti e a pochi metri dalla riva del fiume. Proprio per evitare di fare qualsiasi incontro. Le prime due ore passarono rapidamente e, tra una rivista e un pisolino, mi godetti il silenzio, il sole, il delicato suono dell’acqua e quel bel venticello che spirava quasi continuamente. Stava andando tutto a meraviglia fin quando si avvicinò un tipo sulla quarantina che, molto gentilmente salutò e mi chiese: “le do fastidio se mi fermo anch’io qui vicino?”
Ovviamente nella vastità di quel ghiaione mi sembrò strano ma dissi che andava bene.
Stese il suo telo a pochi metri dal mio e pure lui si tolse tutto. Inutile negarlo, lo guardai con attenzione. Bel fisico. Si sdraiò e la cosa finì li, almeno per un po’. Infatti dopo una mezz’ora se ne uscì con un: “bella giornata, calda, bel sole ma per fortuna c’è questo bel vento…”
Inutile dire che iniziammo a chiacchierare, ognuno seduto al suo posto. Lo trovai timido nei modi ma contemporaneamente spigliato nel parlare. Tutto restò sul vago e generico fin quando mi chiese se: “vieni spesso qui?”
“No, rare volte.”
“Anch’io. Però, di tanto in tanto provo anche la...” aggiunse indicando la zona piantumata e ricca di cespugli dove solitamente si cercano incontri tra maschi.
Invece di lasciar perdere la chiara allusione, replicai con un: “ci sono stato anch’io, qualche volta” lasciando intendere che sapevo benissimo a cosa si riferiva.
La sua risposta fu assai maliziosa: “beh! Con un corpo così avrai sicuramente trovato quello che cercavi…”
“Beh! sì.”
“E oggi? Non cerchi niente?”
“Sinceramente no, pensavo solo di stare qualche ora qui al sole.”
“Ah! Certo, non dico altro. Però se ti va di fare qualcosa…” aggiunse in modo garbato alzandosi in piedi, forse per farmi vedere bene com’era fatto.
Lo osservai meglio notando che non era proprio niente male. Giusta altezza, discreta pelosità, dimensioni piacevoli del… coso. Insomma, un bel bocconcino.
A quel punto mi alzai anch’io esibendo il mio pene che in quel momento sembrava ancora più piccolo del solito e le palle che, stranamente, nemmeno pendevano, restando praticamente attaccate al corpo e, in maniera sfacciata, aggiunsi: “e a te cosa andrebbe di fare?”
Mi fissò sorridendo e sbatacchiando con una mano il pene mi confidò: “magari un po’ di sesso? A me piace darlo, quindi cerco uno che lo prende.”
Non la faccio lunga, perché restammo un’altra mezz’ora a… concordare cosa ci sarebbe piaciuto fare e in che modo, prima che accettassi il suo invito a recarmi a casa sua.
Mi ero fatto un’idea di un uomo gentile, discreto, educato e molto attento ai bisogni dell’altro e, devo dire, che una volta arrivati da lui, la mia impressione fu pienamente confermata.
Gli chiesi subito di poter andare in bagno per una pulizia intima: “vorrei darmi una pulitina accurata. Sai, oggi non pensavo proprio di fare sesso ed è meglio che la faccia…”
Quando ritornai aveva preparato da bere e mi invitò a sedermi sul divano. Ben presto iniziò a baciarmi e continuò a lungo. Usò la lingua con delicatezza, quasi con timidezza e mi piacque. Forse perché era da tanto che non scambiavo baci così lunghi con qualcuno. Quando ci staccammo
mi aiutò a sfilare la maglietta e quindi cominciò ad accarezzarmi per poi baciarmi e leccarmi su tutto il petto. Dedicò tantissimo tempo a stimolare i capezzoli che succhiò e mordicchiò con insistenza. Si meravigliò che fossi depilato anche sotto le ascelle e riconobbe il profumo della crema che avevo usato molte ore prima. Avrei voluto ricambiare e partecipare anch’io ma mi chiese di aspettare e di lasciarlo fare: “mi piace assaggiare e gustarmi tutto il corpo dei miei amanti. Il tuo poi è speciale. Sei così liscio. Ma davvero hai passato la sessantina?”
“Sì, te lo ho detto prima.”
“Però non li dimostri proprio” concluse facendomi gongolare…
Mi stimolò così tanto i capezzi da farmi letteralmente stringere i denti per il piacere e strappandomi diversi mugolii che lo eccitarono facendogli mettere ancora più impegno in quanto si era messo a fare. I capezzoli, anche se i miei sono piccolissimi, rimasero duri a lungo anche dopo che ebbe finito di giocarci.
“Posso toglierti i pantaloni?”
“Fai quello che vuoi, sai cosa mi piace.”
“Allora alzati in piedi.”
Mi alzai e con delicatezza abbassò la zip, aprì il bottone e me li fece scendere fino alle caviglie. Non li sfilò del tutto, nonostante non avessi le scarpe che avevo lasciato in bagno. Appoggiò quindi i palmi delle mani sulla pancia e, lentamente, li lasciò scorrere fino a metà gamba per poi risalire e, a quel punto, calò anche gli slip.
Quasi con avidità iniziò a baciare, leccare e succhiare partendo dalla pancia per poi scendere e dedicarsi al pene. Ci prese gusto e si diede da fare fin quando, sfilandolo dalla bocca per un istante, disse che: “hai un cazzo così piccolino che lo adoro.”.
Ovviamente con quel trattamento me lo fece diventare dritto e duro e fu solo allora che si staccò, non prima di aver assaggiato a lungo pure le palle.
Fu assai piacevole anche se mi sentii quasi inerte di fronte a tutte quelle attenzioni che non potevo ricambiare.
Poco dopo si fermò iniziando a dare dei leggeri schiaffetti alla cappella e facendomi saltare il pisello da tutte le parti.
“Ti puoi girare? Ho voglia di vedere il culo.”
Prima di farlo mi sfilai dai piedi pantaloni e slip e quindi gli offrii quanto chiedeva. Ero ancora in piedi mentre lui, sempre seduto, aveva una perfetta “visuale” del lato b.
Riprese subito con le carezze, questa volta sulla schiena, per poi baciarla ed infine cominciò a percorrerla con la lingua, scendendo e risalendo dalle cosce fin quasi alle scapole ed indugiando lungo il solco tra le chiappe. Alla fine di quel lunghissimo “trattamento” mi slargò i glutei con le mani e mi invitò ad allargare le gambe. Le aprii più che potevo e lui, aiutandosi con le dita, mi spalancò il più possibile e, a quel punto, le labbra e la lingua furono solo per il mio buchetto. Ci fece di tutto, baciandolo, leccandolo, spingendo dentro la lingua e forse le dita, accarezzandolo ed eccitandomi in un modo davvero speciale.
E, mentre faceva tutto questo, continuò a toccarmi dappertutto con una mano mentre l’altra prese a masturbarmi finché, tra un lamento e un gridolino, dovetti avvisarlo: “se non ti fermi mi fai venire.”
Si fermò, ma mi fece girare verso di lui e riprese a menarmi il cazzo, guardando cosa stava facendo finché, ormai preda di un piacere incontrollato, non schizzai copiosamente sulla sua maglietta. Fu lui a dirigere il fiotto lì e non si fermò, nemmeno quando mi misi ad implorarlo di fermarsi. Smise solo quando fu soddisfatto di quanto aveva fatto.
“Ti è piaciuto?”
“Tantissimo.”
“Adesso vorrei far visita al tuo culetto con il cazzo.”
Lo guardai perché era la prima volta, da quando eravamo lì che usava un termine così diretto ma ne fui contento.
Si alzò a mi chiese di spogliarlo.
Ne fui ben contento e, cominciando dalle scarpe, gli tolsi lentamente tutto. Lo ritrovai come lo avevo visto sul fiume solo che questa volta esibiva una bella erezione. Niente di speciale, come avevo avuto modo di intuire, ma quella giusta misura per farmi immaginare una bella scopata.
Mi fece appoggiare con gli avambracci sul tavolo e con la testa piegata in giù in modo da potergli offrire le terga alla giusta misura. Mi sollecitò ad aprire di più le gambe e… sorpresa delle sorprese, se ne uscì con un brutale e quasi gridato: “adesso ti spacco il culo.”
Mi sembrò incredibile che quelle parole potessero uscire dalla bocca di quell’uomo mite e dalla voce quasi sussurrata.
La frase successiva: “sì, adesso ti rompo il culo, brutta troia!” mi confermò che era “passato” ad un’altra modalità.
Non ebbi il tempo di mettere a fuoco la situazione che senza alcun indugio e forse sputando un po’ di saliva me lo trovai piantato tutto dentro. Gridai, un po’ per la sorpresa, un po’ perché sentii una fitta nel momento di quel brusco ingresso.
“Troia! Lo senti in gola? Lo senti troia?”
Con voce lamentosa gli gridai di sì proprio mentre lui, aggrappandosi ai miei fianchi con una fortissima presa, iniziò a scoparmi come se non ci fosse un domani. Furono spinte potenti e veloci che mi obbligarono a puntellarmi con le mani ai lati del tavolo per non farmi crollare. Continuò a sbattermi con impeto, quasi con rabbia. Talmente in fretta che, ogni tanto il cazzo usciva anche se lui lo spingeva immediatamente dentro facendomi perfino male. Provai a dirgli di rallentare ma non rispose, continuando a martellare. Gridai che mi faceva male, anche se non era vero, ma fu irremovibile. Proseguì per una buona decina di minuti continuando a chiamarmi troia, vacca, rotto in culo, puttana e riversandomi addosso un’infinità di volgarità ed offese.
Alla fine uscì. Gli chiesi se era venuto ma mi urlò che: “alle troie come te bisogna sborrare in bocca.”
A quel punto mi fece sedere sul tavolo e, anche se riluttante, lo accontentai, quindi mi tirò giù in modo da farmi appoggiare la schiena sul piano e mi trascinò finché la testa non fosse sul vuoto. Si spostò davanti a me, mi piegò il viso in giù e mi infilò il cazzo in bocca. Lo spinse tutto dentro, fino in gola. Mi diede un senso di nausea e provai a spingerlo via ma lui mi afferrò le mani e me le bloccò e iniziò a scoparmi in bocca. Ci mise poco e mi riempì la gola. Quasi mi soffocò e iniziai a tossire mentre lui mi liberò.
Gli gridai: “stronzo! Che cazzo ti ha preso? Ma sei fuori?”
“Scusa, scusa, scusa. Non volevo.”
La voce era tornata bassa, di nuovo quasi sussurrata: “quando vedo un culo divento matto. Non capisco più niente. Ho solo voglia di scoparlo.”
“E che cazzo. Ma…”
“Sì, sì, lo so. Mi puoi scusare?”
E così dicendo accostò le sue labbra alle mie e mi baciò condividendo con me l’aspro sapore del suo sperma che avevo ancora in bocca.
Fu un altro bacio lunghissimo che non rifiutai.
Quando ci staccammo mi spiegò che certe volte non si rendeva conto di cosa faceva e che era più forte di lui.
Vedendolo così abbacchiato e serio mi fece perfino compassione e, nonostante quello che aveva fatto contro la mia volontà, non trovai niente di meglio di sprofondare con la testa tra le sue gambe. Dopo essermi messo in bocca quel moscio salsicciotto, continuai a succhiarlo e spompinarlo finché non divenne duro. Alle sue proteste, a dir vero assai lievi, risposi che adesso gli facevo vedere io cosa volesse dire forzare uno…
Andai avanti davvero a lungo e, sebbene stanchissimo per quella interminabile pompata, non mi fermai finché non mi ritrovai nuovamente il suo sapore di maschio sulla lingua. Lo feci sborrare una seconda volte che credo fu assai appagante perché si dimenò e contrasse come una frusta accompagnando il tutto con dei lunghissimi lamenti.
Una volta finito fui io ad attaccarmi alla sua bocca e, sebbene respirasse con affanno, anche questa volta condivisi con lui il suo sperma.
Alla fine ci ritrovammo seduti uno a fianco dell’altro sul divano in un bagno di sudore.
Restammo un po’ in silenzio poi fu lui che, scusandosi ancora, mi chiese di fare una doccia assieme.
Bella, rinfrescante, piacevole.
Nudi ed ancora sgocciolanti, bevemmo qualcosa e poi mi rivestii. Insistette per avere il mio numero ma non glielo diedi. Però mi segnai il suo.
“Mi chiami? È stato bellissimo anche se mi sono comportato da stronzo. Mi piacerebbe vederti ancora.”
“Vedremo. Passi per l’inculata selvaggia, ma quella scopata in bocca non mi è proprio piaciuta” dissi in parte mentendo… “Ci penso, se mi viene voglia di vederti ti chiamo.”
“Dai! Vedrai che proverò a trattenermi. E che quando vedo il culo aperto mi sembra di poterlo usare come se fosse quello di uno schiavo… Vedrai che proverò a non farlo. Dai, ci vedremo?”
“Come quello di uno schiavo?” dissi uscendo e, dandogli la schiena e senza che mi potesse vedere in viso, sorrisi.
“Chissà se ho trovato un nuovo padrone. Non è stato proprio male, anzi. Un vero maschione travestito da pecorella. Certo, se me lo diceva subito che voleva uno slave… sicuramente lo avrei accontentato senza tanti complimenti. Chissà perché si è proposto come dolce e delicato… Mah?” ” pensai andandomene.
Sì, mi sa tanto che una telefonatina gliela farò… anche per capire chi è veramente quell’uomo: il dottor Jekyll o Mr. Hyde?
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